logo
dettaglio news

data pubblicazione: 22/12/2009
Ciak s’incide

Un giorno con Arcana, ora di proprietà italiana, a vedere come si costruisce un’edizione destinata a diventare riferimento: la Missa Papae Marcelli con le voci polifoniche di Odhecaton dirette da Paolo da Col. Mixate da Anne Decoville, musicologa prestasta alla discografia.


Gli occhi chiusi, l'espressione del volto che tradisce la massima concentrazione del momento, capelli castani racchiusi in due cuffie audio professionali, in una mano la partitura e nell'altra un diapason: Anne Decoville è pronta ad afferrare la minima imperfezione di una nota, di una frase non perfettamente intonata. È direttrice artistica di produzione e colei che materialmente fa il montaggio del disco (il Montage numérique in francese). In altre parole, è il lavoro come il suo che sta dietro i cd che noi compriamo e, forse non tutti se ne rendono conto, è un'arte vera e propria.
Abbiamo avuto l'opportunità di comprendere meglio questo aspetto, grazie alla prima seduta di registrazione (nella chiesa di San Rocco in Miasino sul Lago d'Orta) del nuovo disco che uscirà per l'etichetta Arcana, storico marchio da qualche mese in mani italiane. In programma il capolavoro vocale di tutti i tempi, la Missa Papae Marcelli di Giovanni Pierluigi da Palestrina. Protagonisti l'ensemble vocale Odhecaton diretto dalla sua anima ispiratrice Paolo da Col.
L'occasione è davvero speciale, per capire non solo come nasce un disco, ma anche come questo possa diventare l'edizione di riferimento  per la discografia. 
Anna Decoville è francese, ha tre diplomi (alla scuola nazionale Louis Lumière, al Conservatorio superiore di Parigi e al Conservatorio musicale di Strasburgo) e fa questo lavoro da anni. A lei è stata affidata la direzione e il montaggio di questo nuovo lavoro. Ed è un ritorno per Anne con Arcana, avendo lei già lavorato per alcuni fra i più bei dischi usciti dalla direzione del prematuramente scomparso Michel Bernstein, che proprio con questa etichetta aveva dato vita ad una eccellenza francese in campo discografico. Oggi quell'eccellenza diviene italiana, grazie alla lungimiranza dell'imprenditore italiano Mauro Primon, già fondatore della casa di distribuzione Jupiter, che con la creazione di 551 Media s.r.l. diviene il nuovo editore di una etichetta fra le più belle e speciali, che ha lasciato un ricordo indelebile nel cuore di migliaia di appassionati.
La nuova produzione riempirà presto il vuoto lasciato dalla scomparsa di Bernstein e già ora idealmente ne percorre le linee guida, da sempre orientate verso il repertorio della musica antica di qualità. Il nuovo cd dedicato a Palestrina verrà così ad aggiungersi al primo disco del nuovo corso, affidato all'ensemble La Reverdie (Carmina Burana-Sacri Sarcasmi). Decidere di realizzare l'incisione di riferimento di una composizione musicale può sembrare cosa poco modesta. In realtà è il frutto di un'attenta pianificazione e una giusta ambizione per chi spende le proprie conoscenze e le proprie fatiche al servizio della musica.
Ma come nasce dunque l'idea di un cd dedicato alla Missa Papae Marcelli? Lo chiediamo a Paolo da Col, direttore dell' ensemble, oltre che musicologo e cantante lui stesso. "Vorremmo che questa incisione diventasse un'edizione che apre una nuova direzione interpretativa sotto molti aspetti: da una parte la nostra attenzione è rivolta alle dimensioni dell'organico e del numero degli esecutori. Sono 19 cantori in tutto. Utilizziamo solo voci maschili e così facendo riportiamo questa musica nel giusto contesto storico. Può sembrare a prima vista una forzatura, ma non è così. La messa è scritta con un sistema di chiavi che prevede una trasposizione, in questo caso nel grave, di una quarta. Era una convenzione tipica del periodo. La tessitura che viene così a configurarsi è quella tipica delle voci maschili. Per la prima volta vengono utilizzati, poi, dei controtenori". "Tutte le voci", prosegue il direttore di Odhecaton, "suonano nella loro tessitura naturale. L'effetto è quello d'imponenza e ricchezza. La seconda ragione per la quale vorremmo che questa edizione divenisse di riferimento riguarda il testo musicale da noi utilizzato. Abbiamo fatto un'edizione critico-diplomatica della prima edizione, un meraviglioso libro in-folio pubblicato a Roma nel 1567. A Treviso vi è un esemplare e dunque noi lo abbiamo utilizzato. C'è stato, insomma, un lavoro sul testo molto particolare per riuscire ad ottenere un'edizione credibile".
Per quanto riguarda l'interpretazione, poi, "il nostro gruppo non è un coro" continua Da Col, "ma un insieme di grandi solisti professionisti, che riesce a piegare la propria voce alle esigenze della polifonia."
Pianificare la realizzazione di una registrazione implica inoltre, come sottolinea il direttore, "varie fasi, ognuna delle quali è stata attentamente studiata. Ci siamo avvicinati gradualmente alla musica di Palestrina, anche grazie ad alcune esecuzioni concertistiche di rilievo. L'occasione per la registrazione di un disco si è dunque materializzata. Successivamente abbiamo cercato un posto che potesse dare la giusta dimensione a questa musica, e nella piccola chiesa di Miasino abbiamo trovato un'acustica perfetta". Da Col afferra degli organigrammi e ce li mostra. Vi sono indicati i nomi degli esecutori e i brani nei quali essi intervengono. "Dobbiamo pensare ad un coro che è un po' come un organo: si possono utilizzare vari registri, mettere, togliere. Alcuni brani sono cantati da tutti, ma altri
no. Con questi fogli ho sempre sotto controllo la situazione. Non c'è una prassi specifica, sono mie intuizioni che si sono rivelate molto efficaci". La registrazione richiederà in tutto quattro giorni di lavoro, il primo per ambientarsi e per fare le prove di suono e poi gli altri tre per la registrazione. Una domanda che sorge spontanea riguarda la possibilità che un progetto di tali proporzioni riesca o no a togliere alla Messa di Palestrina la patina di brano "mitico" che ancora la circonda e che forse trascende il suo reale valore storico-musicale.
"Il rischio dei capolavori è proprio quello di essere considerati delle opere mitiche, come il caso appunto di questa Messa che avrebbe salvato il destino della polifonia sacra dall'oblio. In realtà l'atteggiamento della Chiesa nei confronti della polifonia è sempre stato critico e allo stesso tempo ha aiutato ad innalzare molto il livello qualitativo di questa musica. Ma gli elementi reali su cui riflettere, che trascendono il mito sono davvero molti. Non sappiamo nemmeno bene, per esempio, perché tale Messa si chiami 'Papae Marcelli'. Qualcuno ha ipotizzato che sia riferibile all'inconorazione del vicario di Cristo, che poi durò poche settimane come tale. Certamente questa Messa si caratterizza per l'assoluta intelligibilità del testo, della parola. E il nostro lavoro è finalizzato a esaltare queste qualità".
Gabriele Formenti – Classic Voice, Dicembre 2009



Dettaglio news Torna all'elenco news...