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data pubblicazione: 19/03/2010
F.J. Haydn - Concertini e divertimenti per clavicembalo, due violini e violoncello

L'Arte dell'Arco
BRILLIANT CLASSICS


Entertainment music that may or may not be genuine Haydn
What's genuine mingles with much that is inauthentic, thought to be authentic or of doubtful provenance. It's the sort of history that surrounds many of Haydn's early compositions. And scholars don't always agree about what's what, as is the case with these concertinos and divertimentos. The Cologne Haydn Institute has, with Henle Verlag, published all the works on this disc even though the opinions of seven consultants on four of them range from "probably authentic" to "presumed authentic" to "authentic" with a noncommittal "plausible" thrown in.
The booklet refers to them as piano quartets but the keyboard part is in fact for harpsichord; and Roberto Loreggian's playing, very narrow in dynamic and tonal variety, suggests he's using a single-manual instrument with few stops. Even so, phrases and paragraphs could have been shaped to offer an expression of feeling for the music; but he prefers a literal approach that does little to differentiate between the individuality of each of the works. They may be largely for light entertainment but the slow movements suggest deeper moments that Loreggian recognises. And he tries to compensate for the lack of instrumental colour by articulating notes unequally - notes inégales - to avoid monotony.
Nevertheless, it is difficult to dispel an overall impression of music diminished. And the lopsided balance that places the harpsichord upfront with the strings, especially second violin and cello, well behind hardly helps matters. Sound quality is good but the transfer level is very high.
Nalen Anthoni - Gramophone, April 2010
 
Sono lontane dai capolavori della maturità; ma c'è molto da scoprire anche tra le opere del giovane Haydn, come dimostrano spesso, ad esempio, le prime pagine cameristiche per strumento a tastiera e archi, in particolare i primi trii (un genere cui sarebbe tornato negli ultimi anni) e anche, in modo diverso, un gruppo di quartetti denominati Divertimenti o Concertini (Hoboken XIV 3,4,7,8,9,11,12,13, C2 e XVIII F2) qui registrati dal clavicembalista Roberto Loreggian e da tre solisti dell'Arte dell'Arco, Databili probabilmente nel decennio dopo 1760 (forse anche qualche anno prima), contengono pagine di grande freschezza nella loro concisa semplicità, e si caratterizzano per l'assoluto predominio dello strumento a tastiera (mentre nei Trii ha rilievo anche la parte del violino). Forse questo aspetto li rende un poco meno interessanti per chi conosce le meraviglie della musica da camera di Haydn; ma restano pagine piacevolissime, che Roberto Loreggian interpreta con fresca scioltezza e sicura consapevolezza stilistica insieme a Federico Guglielmo, Elisa Imbalzamo e Luigi Puxeddu. La scelta del clavicembalo al posto del pianforte è legittima in opere, come queste, dalla collocazione stilistica "preclassica". Nella monuentale Haydn Edition (150 CD) della BriIliant gli stessi pezzi sono proposti con il pianoforte da pregevoli interpreti austriaci, portati a leggerli alla luce di ciò che sarebbe seguito, più che dell'epoca cui nacquero. Forse è preferibile questa nuova registrazione; ma bisognerebbe cambiarle il titolo: non sono "Concertini and Divertimenti for Keyboard Trio", ma "for Keyboard Quartet".
Classic Voice, dicembre 2009
 
Il disco raccoglie quattro Concertini e sei Divertimenti per cembalo, due violini e violoncello composti da Haydn probabilmente a partire dal 1757 (gli unici lavori datati sono, però, il Concertino Hob. XIV: 11 del 1760 e il Divertimento Hob. XIV: 4 del 1764). È verosimile, pertanto, che l'intera raccolta fosse completata entro il 1770 (il disco offre, di fatto, un’integrale: risultano omessi soltanto due Divertimenti rimasti incompiuti). Trattandosi di composizioni d'occasione e di intrattenimento, presentano una forma semplice e concisa nei contesto di un'ispirazione sempre lieve e gradevole, senza particolari slanci drammatici o forti contrasti espressivi. Ciò non significa che taluni brani non presentino particolari motivi di interesse: i tempi lenti dei Concertini, ad esempio, offrono una notevole ricchezza melodica, non priva di umbratili trasalimenti, resi tanto più pregnanti dall'impiego delle tonalità minori (o da imprevisti cambiamenti di modo e fugaci modulazioni) pur nel contesto di una soave, tenera invenzione, come nei caso dell'Adagio del Concertino Hob. XIV: 11 o dell'analogo movimento del Concertino Hob. XIV: 13, entrambi dominati da una costante alternanza di luci e di ombre, di sottili increspature, di rapide connotazioni malinconiche, degne di talune immagini di Watteau. A differenza dei Concertini, i Divertimenti presentano un Menuet-Trio centrale al posto dell'Adagio, dando vita, pertanto, a un percorso ancor più lineare e vivace, particolarmente indicativo di quello stile galante all'epoca prevalente in Europa.
Il complesso L'Arte dell'Arco (con strumenti d'epoca) offre di queste pagine un'immagine elegante e raffinata, sempre energica, brillante e trascinante nei tempi più estroversi (come nel caso degli Allegro e dei Presto conclusivi), sensibile e adeguatamente sfumata in quelli lenti, resi con fraseggio flessibile e spontaneo, oltre che con misurata partecipazione: notevole, al riguardo, la prova offerta dal clavicembalista Roberto Loreggian, sempre in equilibrio tra affettuosi languori, arcadiche morbidezze e sommesse inquietudini. Gli archi, per contro, si sono meglio distinti nei tempi più mossi, mentre la loro timbrica globalmente asprigna non sempre ci è parsa rispondente al clima soffuso e delicato degli Adagio più toccanti e introspettivi.
Claudio Bolzan – Musica, novembre 2009



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