data pubblicazione: 07/05/2009
Milano • Conservatorio Verdi
Simon Trpceski, pianista • Conservatorio Verdi, Serate Musicali
Grigori Sokolov, pianista • Conservatorio Verdi, Società dei Concerti
A breve distanza l’uno dall’altro si sono potuti ascoltare a Milano due importanti recital che danno una idea della sempre maggiore richiesta da parte del pubblico di solisti in grado di proporre nuovi e convincenti criteri interpretativi del repertorio classico.
Al suo debutto milanese, il trentenne macedone Simon Trpceski si presentava avendo alle spalle già un’ottima carriera internazionale e la sponsorizzazione di una importante casa discografica come la Emi, che lo tiene giustamente in considerazione come solista "di punta" del momento.
Attraverso un programma non certo confezionato per strappare l’applauso, Trpceski ha convinto il pubblico offrendo uno Chopin perentorio - splendida la Sonata op.35 - nel quale si sono ammirate delle doti tecniche di primissimo ordine (un suono sempre pieno ed estremamente pulito da un estremo all’altra della gamma dinamica dello strumento) e una capacità di sondare a fondo il difficile universo delle mazurke e delle polacche.
Grigori Sokolov è stato dal canto suo accolto trionfalmente come pianista di culto che è oramai circondato da una fama che sembra non avere confini. E opportuno precisare, in questo momento della carriera del grande artista, quelli che sono i pregi e i limiti di un approccio che fa tesoro di una tecnica strabiliante nel porgere attraverso il pianoforte moderno la letteratura cembalistica che fa capo ai nomi di Byrd, Rameau, Couperin, Frohberger, Bach, con una resa di straordinaria perfezione del tessuto contrappuntistico e di una abilità da capogiro nel districare il groviglio di abbellimenti che affolla soprattutto il repertorio del barocco francese. Questi strumenti non sono completamente sufficienti quando Sokolov si rivolge al mondo delle sonate beethoveniane, tantomeno a quello di Schubert. Così la Sonata op. 2 n. 2 ci è sembrata più un algido trattato di belle maniere e di narcisistica perfezione formale che un coraggioso tentativo di far coesistere il nuovo secolo con quello di Mozart e Haydn e la Sonata op. 53 di Schubert, della quale ritenevamo prezioso il ricordo di una recente esecuzione milanese da parte di Radu Lupu, perdeva completamente ogni risvolto poetico per limitarsi a una scansione perfetta del non facile tessuto meccanico, mantenuto oltretutto nei limiti di una velocità assai inferiore alla tradizione.
Luca Chierici – Classic Voice, apr. 09
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