logo
dettaglio news

Date: 29/07/2010
I nuovi MUSICI

Caravaggio era un “melomane”. Le prove? Si trovano, nascoste, nei suoi quadri. Ne sa qualcosa Paolo Da Col che, in compagnia dell'ensemble Odhecaton, le ha decifrate (e accostate ad altra musica vicina al pittore) per un programma concertistico che si inserisce all’interno delle celebrazioni per i 400 anni dalla morte dell’artista lombardo.


I cinque dipinti profani "con musica" di Caravaggio riproducono scene di concerto e di esecuzioni a solo, alludenti a pratiche musicali non pubbliche né istituzionali bensì di sensuale e rarefatta privacy intellettuale. Si tratta di quadri risalenti agli anni tra il 1595 e il 1601, quando il pittore abitava a Palazzo Madama, residenza del Cardinale "melomane" Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria (1549-1627): due delle cinque opere - I musici / Concerto (Metropolitan Museum of Art di New York) e Il suonatore di liuto (Wildenstein Collection presso il medesimo museo statunitense) - sono documentate come appartenenti al prelato; della collezione di un aristocratico della sua cerchia, il marchese-banchiere-musicologo Vincenzo Giustiniani, erano invece il secondo Suonatore di liuto (Ermitage di San Pietroburgo) e Amor vincit omnia (Gemäldegalerie di Berlino); analogo è il contesto di appartenenza di un terzo Suonatore di liuto (Ex-Badminton House nel Gloucestershire). A questi si aggiunge l'angelo che suona il violino per la Sacra Famiglia nel Riposo durante la fuga in Egitto (Galleria Doria Pamphilj, Roma), con San Giuseppe che gli regge la parte di un mottetto. Limitandoci ai suonatori di liuto, analisi organologiche hanno evidenziato come certi dettagli costruttivi degli strumenti, specialmente del violino, siano stati "addomesticati" da Caravaggio il quale può aver modificato alcune parti per esigenze di composizione pittorica; tuttavia, minuzie liutarie a parte, è evidentissimo come con Caravaggio la pittura - e per noi la pittura della musica e dei suoi strumenti - abbracci il naturalismo scientista barocco, corrispettivo figurativo dei "nuovi mondi" che mostra il coetaneo Galileo, distanziandosi da un passato classicista ove la formazione e i modelli erano invariabilmente i marmi antichi e chi li aveva divinamente attualizzati (Michelangelo e Raffaello in primis).
Ciò che colpisce di più della musica ritratta da Caravaggio è lo spaccato di storia della ricezione che documenta: che tipo di brani sono, infatti, quelli evocati dai fascicoli oblunghi poggiati sul tavolo dinanzi al liutista (i "libri parte", principali mezzi di trasmissione della polifonia tardo rinascimentale)? All'alba del Seicento, la musica preferita dal Cardinale del Monte e dalla sua raffinata cerchia intellettuale intrattiene un rapporto tradizionalista con l'estetica e con la storia, identico a quello intrattenuto dagli appassionati dei nostri giorni con il loro repertorio preferito. In ambo i casi e le epoche è musica antica, secondo un principio sempiterno - osservato dai teorici sin dal Quattrocento e perpetrato dai rivolgimenti delle mode - per il quale "antico" vuol dire "di quaranta o cinquant'anni fa". Per verificarlo, avviciniamo lo sguardo ai dipinti e, senza guardare la figura umana, leggiamo il rigo musicale: sono madrigali d'inizio Cinquecento, di Jacques Arcadelt (C1505-1568) nell'esemplare dell'Ermitage ("Chi potrà dir", "Se la dura durezza", "Vostra fui" e "Voi sapete ch'io v'amo"); di Jacques de Berchem (C1505-1567) e Francesco Layolle (1492-C1540) nell'esemplare di New York (rispettivamente "Perché non date voi" e "Lassare il velo"). Aggiungendo a questi nomi quelli di Philippe Verdelot (c1480-1552), Adrian Willaert (1490-1562), Costanzo Festa (C1490-1545) e quelli di pochi altri riuniamo gran parte dei pionieri del madrigale che, tra gli anni Venti e Quaranta del Cinquecento - dunque mezzo secolo prima dei musici di Caravaggio - avevano inaugurato una via italiana alla musica profana, scalzando i fasti della generazione di Josquin. Dunque per i soggetti di Caravaggio niente opere contemporanee: non esperimenti di monodia fiorentina (troppo d'avanguardia), o madrigali di Claudio Monteverdi (i cui primi tre libri erano già apparsi a stampa), e neppure altri madrigali "moderni" di Luca Marenzio, Carlo Gesualdo, Luzzasco Luzzaschi; solo musica di "tradizione", di "repertorio", rassicurante, da coltivare e replicare incuranti del mondo musicale che sta cambiando. "Cambi pure! A noi che importa!", sembrano cantare i fanciulli di Caravaggio, istruiti dagli ordini di qualcuno che sta "davanti alla tela" e che, forse, proprio grazie a quel tanto di "natura morta" che c'è nel quadro - un vaso di fiori, un antico libro-parte, un violino - riusciamo a intravedere rispecchiato. Perché Caravaggio, lui sì, fu avanguardia estrema dell'arte figurativa e del realismo nella raffigurazione psicologica, dei moti dell'animo che la retorica barocca catalogherà lungo tutto il Seicento. E grazie a Caravaggio, nei suonatori di liuto, vediamo la storia voltarsi indietro a rimirare le glorie fiamminghe (pur relegate a un libriccino) e il liuto rinascimentale (di sbieco, quasi ritraentesi), con quel violino - che sarà lo strumento principe del barocco - messo lì con l'archetto di traverso, a proiettarsi dinamicamente sulla scena, ad aspettare, da un momento all'altro, che lo raccolgano le "nuove musiche", il teatro, i Corelli e poi i Vivaldi. L'altro dipinto, quello dei quattro fanciulli, è assiomatico di questa trepidante attesa: chiamarlo I musici significa enfatizzarne il rapporto col passato; chiamarlo invece Concerto (come Monteverdi intitolò il suo Settimo libro, come la forma principale del barocco strumentale) ne suggerisce la prospettiva futura; l'una e l'altra possibilità interpretazione sono il suggello di un'arte senza tempo. "Quest'è il gran Michelangel Caravaggio, il gran protopittore, meraviglia dell'arte, stupor della natura, sebben versaglio poi di rea fortuna" (Giulio Cesare Gigli, La pittura trionfante Venezia 1615).
Carlo Fiore, Classic Voice – giugno 2010



Dettaglio news Back to news directory...
Le sezioni di studiomusica
Eventi in evidenza...

Il Sardelli furioso su La Freccia

di Luigi Cipriani

LA FRECCIA, Mensile delle Ferrovie dello Stato - gennaio 2013, p. 74


L`Orchestra Sinfonica Abruzzese per i terremotati dell`Emilia

L’Orchestra abruzzese a Modena per un concerto benefico a favore dell’asilo di Finale Emilia

Martedì 22 gennaio 2013: Modena, Forum Monz...


Trifonov: "Grato all`Italia"

Il giovane pianista russo, in tour nello Stivale dal 4 gennaio 2013, confessa il suo amore per il Belpaese, che, parole sue, "lascia tante esperienze in un artista&quo...