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Date: 04/05/2010
«Carmina burana: Sacri sarcasmi»

(estratti dal Codex buranus)
La Reverdie
ARCANA


Universalmente noti come roboante e pompieristica opera sinfonico-corale di Carl Orff, i Carmina burana sono componimenti poetici duecenteschi che devono il nome al monastero bavarese di Benediktbeuren, dove venne redatto il manoscritto oggi conservato alla Bayerische Staatsbibliothek. I testi, in latino, in parte pervenuti con notazione musicale e presenti anche in altre raccolte manoscritte dell'epoca, cantano tematiche satiriche, amorose, moralistiche, in un repertorio anonimo (ma in realtà "collettivo") che pare sia stato destinato alle occasioni conviviali e non liturgiche del clero intellettuale. La discografia dei "Carmina antichi" ha quasi quarant'anni, risalendo dall'edizione diretta da René Clemencic nel 1974 fino a questa della Reverdie che, forte di una lunga esperienza medievistica, arriva a proporre la ricostruzione (anzi la mutazione da esempi preesistenti) delle melodie per alcuni brani giunti solo in veste poetica. Non sappiamo se il "medioevo" che promana da questa musica - così enfatico, così sensuale - sia rigorosamente "storico" oppure no, ma certo, grazie a, un'impostazione storica moderna, è "realistico" e, come tale, ancora attualmente espressivo.
Carlo Fiore - Classic Voice, aprile 2010
 
La Reverdie s'est fait un nom grâce à sa sonorité fraîche, aérée, et sa lecture fluide des lignes mélodliques médiévales. Mais l'ensemble doit aussi son succès à des programmes librament composés et intelligemment organisés autour de thématiques aux titres souvent intriguants (« Miroir de l'amour », « L'Ile des femmes », « Toi, claire science », « Nuit, lumière » etc.). Consacré au principal manuscrit médiéval connu du grand public mélomane, le nouvel album s'annonce moins original, d'autant que, si ce recueil contient plus de trois cents poèmes, seuls cinquante-cinq d'entre eux sont accompagnés de mélodies.
La sélection opérée par Roberto Spremulli se concentre sur les virulents conduits dans lesquels les jeunes clercs, principaux auteurs des Carmina burana, dénonçaient la dépravation des moeurs du clergé. L'habituel effectif des cinq chanteurs-instrumentistes (quatre femmes et un homme) de l'ensemble est ici rejoint pour quelques plages par trois voix d'hommes, dont un récitant. Malgré ce renfort et de manifestes recherches de contrastes, l'interprétation et les arrangements manquent de diversité, et le disque tend à sonner comme une juxtapostion de miniatures. Alors que les récentes productions de Millenarium (cf. n° 520 et 539) sont parvenues à tirer des Carmina burana des programmes cohérents vraiment renouvelés, ce récital en reste à une succession un peu convenue. Mais encore faut-il souligner que, dans ce genre, il offre sans doute la meilleure alternative aux albums de Clemencic.
David Fiala - Diapason, Janvier 2010
 
C'è già capitato di osservarlo: i dischi della Reverdie sono da collezionare non solo per il valore in sé della proposta musicale, ma anche per le dotte, illuminanti e acutissime note del booklet. Le scrive Ella de Mircovich, voce -polistrumentista del complesso dedito da oltre vent'anni alla musica medievale, di fronte alla cui competenza non si può che esclamare «chapeau». Con altrettanta franchezza diciamo che non sempre l'esito interpretativo è all'altezza del formidabile approccio di ricerca del gruppo. È come un gradino sotto rispetto alla sapiente elaborazione intellettuale, specie nella resa canora: diafana, filigranata, semplice, asciutta, quotidiana. Questa prova, dedicata ai Carmina Burana, affascina, a tratti entusiasma, ma non convince pienamente: il divario fra la realtà descritta nelle note del cd (per esempio: «i chierici che scrissero e presumibilmente eseguirono il Codex Buranus avevano frequentato le lezioni dei più grandi maestri di letteratura classica, teologia, filosofia ed estetica: nani d'indole musicale appollaiati sulle spalle dei giganti del pensiero medievale») e la resa esecutiva non è immenso, ma è sensibile. Encomiabile il lavoro di "ricostruzione" di quei componimenti che nella raccolta, verosimilmente copiata nel terzo decennio del XIII secolo, non presentano notazione. Si tratta della maggior parte, giacché solo 55 dei 315 brani poetici del Codex sono provvisti di rivestimento musicale. Lì andrebbe assegnato un premio alla metodologia. Quello all’interpretazione lo teniamo in caldo: arriverà.
NICOLETTA SGUBEN – Amadeus, dicembre 2009
 
Diciamo subito che questa nuovo produzione de La Reverdie ha tutte le carte in regola per porsi come un punto di riferimento nell'ambito dell' esecuzione del repertorio medievale, sia per rigore stilistico che per pregnanza timbrica, cosa, questa, non nuova, dati i precedenti discografici (analogamente impostati in senso monografico): in questo caso è presentata una ricca selezione di carmina estratti dal celebre Codex buranus (risalente al XIII secolo), pagine rese famose soprattutto per la rielaborazione moderna di Carl Orff. Tale raccolta, comprendente ben 315 componimenti in latino (ma con l'aggiunta anche di strofe in volgare, soprattutto tedesco), offre solo 55 testi abbinati a una notazione musicale basata su neumi in campo aperto (priva, pertanto, di ulteriori specificazioni ritmiche, dinamiche e intervallari). Dato questo tipo di scrittura, una realizzazione moderna tesa a definire con precisione il decorso melodico-ritmico dei brani diventa praticamente impossibile in mancanza di ulteriori punti di riferimento, pertanto esecutori hanno fatto ricorso, opportunamente, al procedimento (assai diffuso nell’ epoca) del contrafactum, abbinando i testi più significativi dal punto di vista letterari, melodie medievali – metricamente e formalmente rispondente ai versi prescelti - provenienti dal repertorio monodico dei Minnesänger, da quello dei contemporanei conductus sia monodici che polifonici e da sequenze. Non mancano poi i casi di efficace traduzione dei neumi, traduzione realizzata confrontando, ad esempio, il tenor  di un conductus polifonico, «fedele elaborazione mensurale della melodia neumata del Codex buranus» (è il caso, ad esempio, del brano Die Christi Veritas proposto sia nella versione monodica che in quella polifonica). In questo modo si è potuto dar vita a ur percorso musicale di singolare fascino e bellezza, ricco di soluzioni vocali e strumentali particolarmente suggestive (notevolissime le voci femminili), senza per questo indulgere in soluzioni tese ad attualizzare la componente ritmica e coloristica (l’organico utilizzato è basato su copie fedeli di strumenti d'epoca). 1 certi casi i versi sono introdotti a una voce recitante, in altri si è adottata un'esecuzione con voci alterne, tese a distinguere le singole strofe dai ritornelli (con effetto senz’altro piacevole), in altri ancora si è optato per la voce sola abbinata a singoli strumenti o a semplici percussioni. Si potrà discutere all'infinito sulla rispondenza «filologica» dei procedimenti adottati (peraltro pienamente aderenti alle pratiche del tempo). Indiscutibile, in ogni caso, il rigore e la serietà degli intenti, la competenza (anche le traduzioni dei testi latini sono davvero belle), l’eleganza dell’insieme e, come già ribadito, la valenza espressiva. A rendere ancor più interessante questo disco concorre poi la gradevolissima veste grafica e il ricco fascicolo comprendente tutti testi (originali e tradotti), ampie note introduttive e puntuali commenti ai singoli brani (anche in italiano).
Claudio Bolzan – Musica, novembre 2009



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